Mr. Matti rappresenta una delle voci più interessanti e provocatorie della scena artistica contemporanea ticinese. Basato a Lugano, questo artista (che preferisce mantenere un alone di mistero attorno alla propria identità personale) ha saputo ritagliarsi in pochi anni uno spazio distintivo tra gallerie, collezionisti e appassionati d’arte urbana e pop-surrealista.
Da dove nasce Mr. Matti?
Le prime tracce pubbliche consistenti di Mr. Matti risalgono al 2025, quando inizia a comparire con regolarità su Instagram con profilo: @mrmatti.luma
La sua biografia dichiarata è volutamente scarna:
“Art is surgery on society’s body”
Arte come bisturi sulla carne della società.
Questa frase-manifesto riassume perfettamente il suo approccio: opere che tagliano, aprono, mettono a nudo meccanismi sociali, ipocrisie, voyeurismo digitale, sessualità repressa, consumismo e controllo.
La LuMa Gallery – il cuore pulsante del progetto
Il vero punto di svolta avviene con l’ingresso nella LuMa Gallery di Lugano, spazio che oggi ospita una mostra permanente delle sue opere e che funge anche da “factory” / laboratorio a cielo aperto.
La galleria è diventata sinonimo di Mr. Matti in Ticino: qui nascono le serie più conosciute, vengono prodotte limited edition (anche in tecniche miste come laser-cut su materiali nobili) e si organizzano opening che attirano un pubblico trasversale, dai collezionisti svizzeri-tedeschi ai giovani della scena urbana italiana.
Tra le opere più iconiche esposte / vendute in quel contesto troviamo:
- **Pig series**
- **She opens her coat – They open their phones** (una delle didascalie più virali)
- **Back in black** (50×70 cm – corpi come prove, desideri come crimini)
- Triptych originario con Superman (sua primissima opera simbolica, rieditata in laser-cut limited edition)
Lo stile di Mr. Matti in sintesi
Mr. Matti si muove in un territorio ibrido tra:
- **Pop art** (colori saturi, icone riconoscibili, ironia tagliente)
- **Street art** contemporanea (atteggiamento punk, critica sociale diretta)
- **Surrealismo digitale** (immagini che sembrano glitch tra realtà e feed Instagram)
- **Lowbrow / underground illustration** (tocco fumettistico e provocatorio)
Le sue composizioni spesso mettono in scena figure femminili in atteggiamenti ambigui, voyeurismo tecnologico (smartphone come estensione dello sguardo), animali antropomorfizzati (i celebri maiali), e un nero profondo che inghiotte parti della scena creando contrasto drammatico.
Tecnicamente alterna:
- Acrilici e smalti su tela / tavola
- Interventi misti con stampe, collage digitali
- Edizioni limitate incise / tagliate al laser
- Disegni preparatori molto dettagliati che poi diventano murales o installazioni
Il rapporto con Mr. Savethewall e la scena italiana
Un capitolo importante è il legame con Mr. Savethewall (Pierpaolo Perretta), street artist comasco di fama internazionale.
Mr. Matti ha dedicato a lui un’opera esplicita (“Elogio a Mr. Savethewall”) che è stata la prima a uscire dalla LuMa Gallery, consegnata direttamente nelle mani del maestro. Questo passaggio testimonia un riconoscimento di lignaggio: da una parte l’Italia underground degli anni 2000-2010, dall’altra la nuova generazione ticinese che rielabora quegli input in chiave più pop, social e mercantile.
Perché Mr. Matti è interessante per il Ticino oggi?
In un cantone che ha sempre oscillato tra il lusso discreto di Paradiso/Montagnola e la vivacità culturale di Lugano città, Mr. Matti porta un vento disturbante ma necessario:
- parla la lingua dei social nativi (Instagram è il suo vero atelier)
- attrae un pubblico under 35 che altrimenti non entrerebbe in galleria
- vende (e bene), dimostrando che l’arte contemporanea può essere redditizia anche senza passare per Zurigo o Basilea
- mantiene un’attitudine critica feroce verso il capitalismo della sorveglianza e il narcisismo digitale
In conclusione
Mr. Matti non è solo un artista di Lugano: è uno specchio scomodo e coloratissimo che la città sta imparando a guardarsi addosso.
Se passate da Lugano, fate un salto alla LuMa Gallery. Potreste trovarvi davanti a un maiale in giacca e cravatta che vi fissa, una ragazza che apre il cappotto mentre tutti intorno scattano foto col telefono, o semplicemente una scritta al neon che dice:
“Some bodies are treated as evidence. Some desires as crimes.”
E in quel momento capirete perché, nella sonnolenta eleganza ticinese, c’è chi ha deciso di fare arte come chirurgia sociale
Buona visione.
E buon bisturi.




