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Serafino Valla, nato a Luzzara nel 1919 e scomparso a Reggiolo nel 2014, rappresenta una delle figure più autentiche della prima generazione di pittori naif italiani. Autodidatta e profondamente legato alla terra emiliana lungo le rive del Po, Valla ha trasformato le sue esperienze personali in opere che mescolano pittura, scultura e scrittura, catturando l'essenza di un mondo rurale e umano con una sensibilità introspettiva e gentile.

 

## Un'Infanzia Difficile e un Rifugio nella Natura

 

La vita di Valla è segnata da un'infanzia travagliata, dominata da un rapporto conflittuale con il padre, casaro spesso licenziato per errori nella produzione del formaggio, che portava la famiglia a frequenti traslochi. Questa instabilità rese irregolare la sua scolarizzazione: frequentò una doppia scuola con maestre diverse, senza amicizie durature, finendo la quinta elementare a quasi quindici anni. Psicologicamente insicuro e incompreso, il giovane Serafino trovò rifugio nella contemplazione della natura, un tema che permeerà poi la sua arte.

 

Esasperato dai conflitti familiari, nel novembre 1938 si arruolò volontariamente nell'esercito. Partecipò ai combattimenti sul fronte francese nel 1940 e, nel novembre 1941, alla campagna di Russia con il C.S.I.R. Ferito da una bomba a una gamba nelle steppe russe, fu trasferito all'ospedale di Bucarest, dove cure avanzate gli salvarono l'arto dall'amputazione. Durante quei momenti tragici, la passione per l'arte lo sostenne: su quaderni riprodusse i paesaggi che lo incantavano. Rientrato a Luzzara in convalescenza, questa esperienza segnò l'inizio di un percorso creativo che lo portò a dipingere intorno ai quarant'anni, senza più smettere.

 

## La Scoperta Artistica e l'Incontro con Zavattini

 

Valla espose i suoi primi quadri sotto i portici del Caffè Sport di Luzzara, sottoponendoli al giudizio diretto della gente del posto. Fu lì che, casualmente, passò Cesare Zavattini, il quale, ammirato dalle opere, si fermò a lungo a parlare con lui. Conoscendone la storia, Zavattini gli disse: "Ma tu Valla ne hai passate più di me...". Questo incontro fu decisivo: Zavattini, figura chiave del naifismo, lo incoraggiò a proseguire, e Valla intensificò la sua attività artistica, guadagnandosi presto un riconoscimento internazionale.

 

Partecipò a numerose edizioni del Concorso Nazionale dei Naifs di Luzzara, ottenendo accettazioni e premi. Le sue opere furono esposte in centri vicini come Reggiolo, Guastalla e Suzzara, e in città come Bologna, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Milano, Viareggio, Foggia, Carpi, Messina, Napoli, Zurigo, Zagabria e molte altre. Negli anni Settanta tenne la prima mostra personale proprio a Luzzara, consolidando il suo legame con il territorio.

 

## Opere e Stile: La Razionalità nel Naif

 

Pur appartenendo alla prima generazione dei naif, Valla si distingue per una razionalità che guida le composizioni dei suoi dipinti, rendendoli "scultorei e plastici". Cantore della fiaba naif, esplora temi esistenziali: la condizione umana con i suoi bisogni, paure, speranze, sogni e fatiche, e una "volontà di connessione" che lega l'individuo al mondo. Opere come *Ricordo di un paese* (acrilico su compensato, 50x40 cm, 1984), *La tracciaiola* (olio su tavola, 1969), *Zavattini a Luzzara*, *San Francesco inaugura il primo Presepe vivente*, *Presepio Padano* e *Natività nella stalla* evocano paesaggi padani, figure contadine e scene religiose con un tocco poetico e colorato.

 

Non solo pittore, Valla fu scultore – con opere come *Uomo col tabarro* (1999), *Boscaiolo* (2000), *Seminatore* (2000), *Falciatore* (2006) e *Meditazione* – e scrittore. Autore di una biografia e di "massime" aforistiche, lasciò tracce autobiografiche lucide e intenzionali. Le sue creazioni sono custodite in musei come il Museo Nazionale delle Arti Naïves Cesare Zavattini di Luzzara, il Museo Cervi di Gattatico, il Museo dei Madonnari di Curtatone, e in collezioni in Jugoslavia, Svizzera, Francia, Spagna e Olanda.

 

Documentari come *La Ballada* di Walter Marti (1980, Zurigo) e *I lupi dentro* di Raffaele Andreassi (1991, Roma) catturano la sua vita e il messaggio artistico-umano. Una testimonianza appare nel libro di Sandro Spreafico *Il mito, il sacrificio, l'oblio*. Nel 2019, per il centenario della nascita, fu presentato il film *Pecore in transito - Meditazione tra inconscio e presente*.

 

## Eredità e Celebrazioni Recenti

 

Dopo la morte nel 2014, la figlia Giuseppina Valla ne divenne curatrice, promuovendo un percorso di valorizzazione. Mostre antologiche lo hanno omaggiato: nel 2016-2017 a Gualdo Tadino (50 opere dal 1968 al 2013), nel 2018 a Casa Cervi con focus su "La semina come atto poetico", e nel 2024-2025 a Palazzo Sartoretti di Reggiolo (*Serafino Valla. L'eterno ritorno in Emilia*), dove una scultura, *Vangatore* (1992), entrò nella collezione permanente.

 

Serafino Valla rimane un pensatore e poeta del colore, un artista che, attraverso il naif, ha orchestrato narrazioni visive sulla totalità dell'esistenza umana. Il suo legame con Luzzara, culla del naifismo italiano grazie a Zavattini, continua a ispirare, ricordandoci il valore di un'arte radicata nella vita quotidiana.

Published in Artisti Emergenti

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