Da anni ricevo questa domanda, in forme diverse:
«Roberto, devo per forza studiare storia dell’arte, leggere filosofia, sapere chi erano i Macchiaioli e perché Duchamp ha messo un orinatoio in un museo… o posso semplicemente dipingere quello che sento?»
La risposta sincera è: dipende da che tipo di artista vuoi essere e, soprattutto, da quanto in alto vuoi arrivare.
Due scuole di pensiero apparentemente opposte
1. «L’artista deve essere se stesso, autentico, naïf se necessario. La cultura è un orpello che rischia di soffocare la voce interiore.»
(Pensiamo a Basquiat che arriva da graffiti e subway, a Pollock che agiva d’istinto, a molti outsider come Henry Darger o Bill Traylor.)
2. «L’arte è dialogo con la tradizione. Senza cultura non sai nemmeno con chi/cosa stai dialogando, rischi di ripetere banalità pensando di essere originale.»
(Pensiamo a Picasso che copiava per anni i maestri al Prado prima di distruggerli, a Damien Hirst che sa perfettamente chi erano i ready-made, a Jeff Koons che cita apertamente l’arte classica con ironia.)
La verità, come spesso accade, non sta nel mezzo: sta in entrambi gli estremi contemporaneamente.
La cultura non è decorazione, è ossigeno
Nessuno nasce in un vuoto culturale. Anche l’artista più “istintivo” respira l’aria del suo tempo: la musica che ascolta, i film, i social, il linguaggio visivo della pubblicità. Quello è già un bagaglio culturale, spesso inconsapevole.
Il problema sorge quando questo bagaglio è povero e l’artista crede di essere “puro” solo perché non ha mai aperto un libro d’arte. In quel caso non è puro: è semplicemente ignorante del contesto in cui opera. E l’ignoranza, in arte come altrove, produce spesso cliché spacciati per originalità.
Picasso diceva: «I cattivi artisti copiano, i grandi artisti rubano».
Ma per rubare bene devi sapere dove andare a rubare.
L’autenticità non è l’assenza di influenze
Essere se stessi non significa essere vergini culturalmente. Significa digerire tutto ciò che si è visto, letto, vissuto e restituirlo in una forma che porta la tua impronta unica.
L’autenticità è il risultato di un processo di assimilazione e superamento, non di isolamento.
Damien Hirst non è diventato Damien Hirst perché ha messo una pecora sottovetro a caso. Ci è arrivato dopo aver studiato Francis Bacon, l’arte concettuale, la museologia, la storia delle wunderkammer e il mercato dell’arte londinese degli anni ’80.
Tre livelli di artista (secondo me)
1. L’artista locale / decorativo / istintivo
Può vivere felicemente senza particolare cultura. Dipinge bei tramonti, vende nei mercatini, è contento così. Nessun problema. Il mondo ha bisogno anche di questo.
2. L’artista professionista contemporaneo che vuole entrare nel circuito medio-alto
Qui la cultura diventa imprescindibile. Galleristi, curatori, collezionisti e critici parlano un linguaggio preciso. Se non conosci i riferimenti, sei fuori dal gioco prima ancora di iniziare.
3. L’artista che vuole cambiare la storia dell’arte (i vari Picasso, Warhol, Beuys, Abramović…)
Qui non si tratta più di “essere acculturato”. Si tratta di essere un intellettuale visivo a tutto tondo. Questi artisti leggono filosofia, scienza, antropologia, politica. Trasformano la cultura in materia prima per le loro opere.
La mia posizione personale (e pratica)
Io dipingo da trent’anni. Ho iniziato da autodidatta, istintivo, “anarchico”.
Poi, a un certo punto, ho sentito che stavo girando in tondo. Ho iniziato a studiare come un matto: storia dell’arte, semiotica, filosofia dell’immagine, chimica dei materiali, marketing, psicologia della percezione.
Risultato? Non ho perso la mia voce, l’ho amplificata. Oggi, quando creo un’opera, dentro ci sono io, ma anche secoli di pittura che ho fatto miei.
Essere se stessi non è un punto di partenza: è un punto di arrivo.
Conclusione pratica per chi legge
- Se dipingi per piacere tuo e dei tuoi amici → fai quello che ti pare, sei già nel giusto.
- Se vuoi vivere d’arte o lasciare un segno → studia. Non per fare il bravo scolaro, ma per avere più frecce al tuo arco.
- Leggi, guarda, viaggia, ascolta musica che non conosci, vai ai musei anche se all’inizio ti annoiano.
- Trasforma la cultura in combustibile, non in zavorra.
L’artista davvero libero è quello che conosce le regole così bene da poterle infrangere con cognizione di causa.
E tu, che tipo di artista vuoi essere?
(Commenta pure qui sotto, sono curioso di sapere la tua esperienza)




